venerdì, 05 giugno 2009

Salve, sono Publio Terenzio Afro, di nome e di fatto. A differenza del mio collega Plauto, cerco sempre di far riflettere il pubblico, insomma, bisogna portarli in quello stato di catarsi che antani, come fosse antani, produce, senza programmi, come un immediato sviluppo di cultura e di energia affettiva, piccole e grandi battaglie culturali in cui i giovani di argilla si coinvolgono con generosità e coraggio: prima fra tutte, quella citata per la libertà e/o la prigionia dell'educazione in un contesto ideologico insensibile quando non ostile ad ogni tipo di contestazione orda di quell'involuta libertà di coscienza, e quindi di educazione ed espressività culturale, famoso nell'Asia boreale, di cui oggi vediamo le gravi conseguenze (e le più subdole tangenziali spacca).
postato da: HarryHagaren alle ore 16:15 | Permalink |
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venerdì, 05 giugno 2009

Ciao, sò Tito Maccio Plauto e suono er flauto. Vi consiglio di lasciar perdere il mio collega Terenzio, le sue rappresentazioni tendono a confondere la mente dello spettatore. E poi uno va a vedere una commedia per ridere. Via con le volgarità, i doppi sensi! L'importante è Effemeridi alate di sarti. Nove e settanta la gallina sbanda! Sbatacchio allo scampanio delle case e si sfracellano a compitini di soffioni postali come se se doppio passo a scafo multiplo senza abaco  né spina dorsale di velluto molle. Ano, credo. Credenza e decenza. Il perché, il pinguino si sberulifera, è quando il cormorano giunge nel dotto collettore e sgorga dall'uretere.
postato da: HarryHagaren alle ore 16:38 | Permalink | commenti
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venerdì, 05 giugno 2009
postato da: HarryHagaren alle ore 21:45 | Permalink | commenti (52)
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venerdì, 05 giugno 2009


La commedia è un genere teatrale presente sui palcoscenici di tutto il mondo sin da prima della nascita di Cristo.

Si afferma infatti nel VI secolo A.C. in Grecia, andando ad affiancare il genere della tragedia.

Il filosofo greco Aristotele la definisce come “imitazione che ha per oggetto persone volgari”.

Infatti le commedie greche presentano tratti di volgarità, ricorrendo spesso all'utilizzo di doppi sensi, espressioni in linguaggio molto informale e allusioni oscene.


Successivamente, a Roma, troviamo rappresentazioni tendenti al genere della commedia già in alcune festività, ma si sposta regolarmente in teatro solo nel III secolo A.C.

Parte del patrimonio comico romano deriva dalla tradizione preletteraria italica, ma il contatto con la cultura greca è stato decisivo.

Nella fabula palliata, infatti, vengono mantenute le stesse vicende e gli stessi personaggi del teatro ellenico.

Con questa sorta di contaminatio si viene a formare una commedia in qualch modo irreale, poichè il "miscuglio" delle due culture forma com una nuova civiltà inesistente nella realtà.

Più tardi si tenta di far ruotare le vicende intorno alla vita quotidiana romana nella fabula togata, ma non si riesce a riscuotere lo stesso successo della fabula palliata.

Anche gli attori stessi, greci e romani, presentano alcune differenze: i primi erano professionisti, mentre i secondi erano spesso schiavi, uccisi se il pubblico non rideva, ma anche liberati se riscuotevano un buon successo.

In entrambi i casi, però, gli attori si somigliano nei personaggi che interpretano. Le qualità, ma soprattutto i difetti di questi erano accentuati in modo eccessivo, al limite del comportamento umano. Insomma, delle vere e proprie caricature.


L'integrazione dell'atmosfera ellenica nel teatro romano era importante anche per rappresentare vicende di vita quotidiana che a Roma non sarebbero mai potute accadere, e per affibbiare alla società greca tutti i difetti e i vizi presenti nelle commedie.

I Romani non si sarebbero mai rappresentati come peccatori!

Quando in realtà erano al pari se non peggio dei Greci

Le maschere particolari che indossavano mettevano ancor più in evidenza questa natura del personaggio, otre ad amplificare la voce e a permettere agli uomini di recitare parti femminili, dato che alle donne era severamente proibito partecipare alla rappresentazione.

 

I commediografi latini più conosciuto oggi sono Tito Maccio Plauto e Publio Terenzio Afro, non soltanto per la loro bravura, ma anche per il fatto che sono due dei pochi autori dell'epoca dei quali ci rimangono resti delle opere scritte.

postato da: HarryHagaren alle ore 22:21 | Permalink | commenti (56)
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venerdì, 05 giugno 2009


Tito Maccio Plauto è uno degli autori latini più importanti e imitati : fu il primo , o perlomeno il migliore , a inserire nei modelli greci lo spirito tipicamente italico , o più precisamente latino , della farsa e dell'assurdo. Nonostante il periodo in cui cominciò a scrivere fosse gravemente chiuso al processo di ellenizzazione , trovò che la soluzione migliore nell'ambientare una commedia fosse quella di prendere come riferimento opere greche precedenti . Infatti , alcune situazioni nel rapporto tra schiavo e padrone , o alcuni lieti finali per figli disertori e padri ingannati , non sarebbero stati verosimili in un contesto romano , o almeno non tanto quanto in un contesto ellenistico. Le sue opere si dividono in 5 grandi categorie : quella della beffa , cui appartengono tutte le opere che al centro della trama pongono uno o più inganni ; 


quella del romanzesco , che ha come tema principale il viaggio ;


quella dell'agnizione , basata sull'equivoco e sul riconoscimento finale di una persona da parte di un parente ;


quella dei sosia , costruita su un gioco di somiglianze e dialoghi assurdi


e infine quella dei caratteri , categoria basata soprattutto sulla caratterizzazione , che , seppur presente nelle altre commedie , viene enfatizzata. Utilizza una struttura utilizzata ancora oggi per molti programmi televisivi (basta osservare una puntata dei " Simpson " per riconoscerla ) : un personaggio viene ingannato per un contrasto o per nascondere un 'infrazione , o magari per il possesso di un oggetto , e questa trasgressione di una o più norme porta ad una serie di peripezie che nel momento di maggiore crisi si risolvono in un finale rigorosamente lieto o che comunque riporti alla normalità.


Plauto dipinge i tratti della personalità dei suoi personaggi con colori molto vivaci , lasciando che sia la sua caratteristica più riconosciuta a fare da padrona nei dialoghi e nelle azioni.

 

 
Miles Gloriosus

In questa commedia plautina, in italiano "Il soldato fanfarone", troviamo diversi personaggi derivanti dalle maschere greche: lo stesso protagonista, Pirgopolinice, rappresenta il soldato vanitoso, che non esita a inventare fandonie per esaltare il proprio valore.
Il nome significa proprio, dal greco, "espugnatore di torri e città".
Il personaggio del Miles Gloriosus viene ripreso anche nella commedia moderna, ad esempio nel musical di Stephen Sondheim "Dolci vizi al foro", che prende ispirazione proprio dale commedie di Plauto.
Ma torniamo alla nostra commedia latina: le vicende si svolgono principalmente ad Efeso, in Grecia, e i nomi, i costumi e i modi di comportarsi dei personaggi sono tipicamente Greci.
Il protagonista viene sempre ingannato dai suoi schiavi, che rientrano nel tipico canone del servus callidus, il servo astuto.

Ad esempio, Artotrogo non solo fa finta di credere alle vicende raccontate dal padrone, ma è egli stesso a inventare nuovi episodi per esaltare la grandezza di Pirgopolinice: tutto questo a scopo puramente personale, ovvero per ricevere del cibo.
Successivamente il servo Palestrione, prima appartenente al giovane Pleusicle, finisce per coincidenza tra la servitù del soldato fanfarone, ma agisce come doppio giochista per ingannare il nuovo padrone e riportare al vecchio la sua amata Filocomasia, rapita dal soldato.
Questa, la classica cortigiana astuta e approfittatrice, era in una relazione amorosa con Pleusicle, l'adulescens che fa di tutto per riprendere la sua amante, a discapito di Pirgopolinice.
Ma non vogliamo rovinarvi la trama, poichè la comicità di Plauto è suscitata proprio, e non solo, dal susseguirsi di cambiamenti di situazione e di posizione tra i vari personaggi.

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venerdì, 05 giugno 2009

Publio Terenzio Afro era un cartaginese nato nel 185 a.C. giunto a Roma come schiavo del senatore Gaio Terenzio Lucano e si distinse subito per la sua intelligenza. Affrancato ed educato , Terenzio cominciò a frequentare circoli di intellettuali , entrando a far parte di quello degli Scipioni. Il suo obiettivo principale era , diversamente da Plauto , quello di far pensare e non solo di far ridere : alcune situazioni erano effettivamente paradossali e in qualche modo fanno ancora sorridere , tuttavia il vero motore della commedia era la riflessione su alcune tematiche sociali ed emotive ancora oggi importanti . Questo potrebbe sembrare un punto di forza rispetto alla nobiltà romana , ma evidentemente non lo era per la maggior parte del pubblico, in quanto molte volte il pubblico abbandonò il teatro per partecipare a qualcosa di più interessante.


Al suo desiderio di trattare tematiche complesse come il rapporto tra padre e figlio ( Heautontimorumenos, Adelphoe ) si aggiungeva un punto di vista all'epoca - e per alcuni anche ora - molto moderno , mettendo in dubbio alcuni usi e costumi del mos maiorum. Come membro del circolo degli Scipioni introduceva nelle commedie la considerazione dell"humanitas" , resa evidente nella frase << Homo sum , humani nihil a me alieno puto >>


ovvero la compassione , in senso latino , che tutti gli uomini dovevano provare nei confronti degli altri. Quindi , oltre all'utilizzo di ambientazioni e strutture tipicamente greche , i personaggi tipici della commedia latina venivano stravolti nella loro psicologia e privati degli stereotipi plautini : una suocera che aiuta il genero , una prostituta che si astiene dal minare un buon rapporto tra moglie e marito, perfino il buon rapporto matrimoniale stesso ( che non è proprio tipico della società latina ) sono tutte modifiche radicali dei modelli rigidi e superficiali della commedia precedente. 


Adelphoe

In una delle commedie più famose di Terenzio, l'Adelphoe (dal greco "Fratelli"), è chiara l'intenzione dell'autore di voler trattare di un argomento piuttosto delicato, ovvero il modo di educare i figli.
La commedia racconta infatti di due fratelli, Ctesifone e Eschino,  che vengono cresciuti uno dal padre biologico Demea, e l'altro dallo zio Micione.
Quest'ultimo è tollerante e generoso nei confronti del figlio adottivo, mentre Demea è sostenitore del classico metodo educativo severo e autoritario, poichè crede sia l'unico modo per tenere i giovani sulla retta via.

In realtà sarà proprio Ctesifone a deludere il padre: vediamo quindi nel commediografo una tendenza verso l'educazione liberale, anche se trapela comunque il fatto che bisogna giungere a una via di mezzo, poichè l'eccesso, sia da una parte che da quell'altra, porta alla formazione sbagliata del giovane.

La commedia di Terenzio presenta quasi sempre temi del genere, che invece non abbiamo mai visto in Plauto.

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venerdì, 05 giugno 2009


L'espressione "circolo degli Scipioni" corrisponde all'espressione <<grex scipionis>> utilizzata da Cicerone per indicare un gruppo di persone di vedute culturali e politiche affini , condivise all'interno della famiglia degli Scipioni. Oltre ad alcuni importanti componenti della politica romana , come Scipione Emiliano stesso , altri intellettuali e letterati , tra cui il commediografo Terenzio , si interessavano della cultura ellenistica e del processo culturale di diffusione dei suoi canoni letterari nell'antica Roma: ecco perché si scontravano contro alcune grandi personalità come il censore Marco Porcio Catone , saldamente risoluto nel suo ruolo di difensore del mos maiorum . Non gli andava certo a genio il rapporto che questi intellettuali avevano allacciato con il mondo greco ( Polibio e Panezio ) e tanto meno il tipo di filosofia individualistica che implicitamente affermavano nelle loro orazioni e opere letterarie. A questo gruppo di amici si è fatto tuttavia risalire il diffondersi di un ideale molto importante , ovvero l'humanitas , che fondeva la compassione (in senso latino ) verso gli altri e l'educazione di se stessi con la norma sociale romana , in modo da definire anche un concetto aristotelico di letteratura e filosofia che dovessero esaltare le doti tipiche dell'umano nei confronti dell'animale , o perfino dello schiavo e dello straniero. Ma questo non doveva escludere la comprensione e la benevolenza verso tutto e tutti , oltre che la riaffermazione dell'otium come stile di vita per tutti gli appartenenti al circolo.

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sabato, 06 giugno 2009

Le prove trovate da questi giovani ma fortunati archeologi tolgono ogni dubbio sull'esistenza del famoso commediografo
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sabato, 06 giugno 2009
Nella commedia plautina la risata è immediata


Invece nelle opere di Terenzio l'umorismo non è immediato, e richiede anche attività da parte dello spettatore, che deve ragionare sia sulla comicità sia sulla profondità morale della situazione



Tra il pubblico romano ha più successo la commedia plautina, poichè lo spettatore voleva assistere alle rappresentazioni teatrali principalmente per divertirsi, svalutando così la comicità profonda e non immediata di Terenzio
postato da: HarryHagaren alle ore 06:47 | Permalink | commenti
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sabato, 06 giugno 2009
Così come noi a scuola ci sorbiamo le grandiose minch... ehm...opere di autori come Shakespeare, anche gli anglofoni riprendono le opere teatrali della classicità italica

postato da: HarryHagaren alle ore 07:50 | Permalink | commenti
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