
La commedia è un genere teatrale presente sui palcoscenici di tutto il mondo sin da prima della nascita di Cristo.
Si afferma infatti nel VI secolo A.C. in Grecia, andando ad affiancare il genere della tragedia.
Il filosofo greco Aristotele la definisce come “imitazione che ha per oggetto persone volgari”.
Infatti le commedie greche presentano tratti di volgarità, ricorrendo spesso all'utilizzo di doppi sensi, espressioni in linguaggio molto informale e allusioni oscene.

Successivamente, a Roma, troviamo rappresentazioni tendenti al genere della commedia già in alcune festività, ma si sposta regolarmente in teatro solo nel III secolo A.C.
Parte del patrimonio comico romano deriva dalla tradizione preletteraria italica, ma il contatto con la cultura greca è stato decisivo.
Nella fabula palliata, infatti, vengono mantenute le stesse vicende e gli stessi personaggi del teatro ellenico.
Con questa sorta di contaminatio si viene a formare una commedia in qualch modo irreale, poichè il "miscuglio" delle due culture forma com una nuova civiltà inesistente nella realtà.
Più tardi si tenta di far ruotare le vicende intorno alla vita quotidiana romana nella fabula togata, ma non si riesce a riscuotere lo stesso successo della fabula palliata.
Anche gli attori stessi, greci e romani, presentano alcune differenze: i primi erano professionisti, mentre i secondi erano spesso schiavi, uccisi se il pubblico non rideva, ma anche liberati se riscuotevano un buon successo.
In entrambi i casi, però, gli attori si somigliano nei personaggi che interpretano. Le qualità, ma soprattutto i difetti di questi erano accentuati in modo eccessivo, al limite del comportamento umano. Insomma, delle vere e proprie caricature.

L'integrazione dell'atmosfera ellenica nel teatro romano era importante anche per rappresentare vicende di vita quotidiana che a Roma non sarebbero mai potute accadere, e per affibbiare alla società greca tutti i difetti e i vizi presenti nelle commedie.
I Romani non si sarebbero mai rappresentati come peccatori!
Quando in realtà erano al pari se non peggio dei Greci
Le maschere particolari che indossavano mettevano ancor più in evidenza questa natura del personaggio, otre ad amplificare la voce e a permettere agli uomini di recitare parti femminili, dato che alle donne era severamente proibito partecipare alla rappresentazione.

I commediografi latini più conosciuto oggi sono Tito Maccio Plauto e Publio Terenzio Afro, non soltanto per la loro bravura, ma anche per il fatto che sono due dei pochi autori dell'epoca dei quali ci rimangono resti delle opere scritte.